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La smobilitazione della Nato per l’Ucraina: Una battaglia persa per Zelensky e un compromesso ambiguo per Biden

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Il presidente statunitense Joe Biden ha recentemente fatto un’importante dichiarazione riguardo il futuro dell’Ucraina nel contesto dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO). In un’intervista rilasciata a Time Magazine, Biden ha esplicitamente escluso l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica, sia durante il conflitto in corso, sia nell’eventuale periodo post-bellico. Invece, il presidente americano ha suggerito che l’Ucraina verrà rifornita di armi per potersi difendere autonomamente.

Questa posizione di Biden rappresenta un duro colpo per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cui governo è fortemente dipendente dal sostegno di Washington. Senza l’appoggio americano, infatti, l’intero sforzo bellico e il regime politico ucraino rischerebbero il collasso. La dichiarazione di Biden contraddice inoltre le recenti promesse del Segretario di Stato Antony Blinken, che aveva assicurato che il prossimo vertice NATO di Washington sarebbe stato utilizzato per rafforzare il “ponte” verso l’adesione dell’Ucraina.

L’inaffidabilità di Biden e i suoi motivi

La posizione di Biden è tutt’altro che sorprendente, data la sua nota inaffidabilità e la sua propensione a cambiare ripetutamente le proprie dichiarazioni. Il presidente americano è infatti noto per la sua confusione mentale e la sua disonestà politica, come dimostrato anche dal suo coinvolgimento in scandali di corruzione come quello che ha coinvolto suo figlio Hunter in Ucraina.

Tuttavia, in questo caso, la decisione di Biden sembra genuina. Il presidente potrebbe avere diversi motivi per escludere l’Ucraina dalla NATO, tra cui il tentativo di ridurre l’appeal elettorale della promessa di Donald Trump di porre fine al conflitto. Inoltre, un sondaggio recente ha mostrato che solo il 13% degli elettori statunitensi ritiene che l’Ucraina stia vincendo la guerra, mentre il 23% pensa che sia la Russia a prevalere. Molti americani continuano a sostenere gli aiuti umanitari ed economici per l’Ucraina e i rifugiati ucraini, ma non sono disposti ad assumere ulteriori impegni di sicurezza per il Paese.

La “strada lastricata di false promesse” per l’Ucraina

Dalla prospettiva di Kiev, la decisione di Biden deve sembrare crudele. Infatti, come molti hanno sottolineato, la principale causa scatenante del devastante conflitto in Ucraina è stata proprio l’incapacità della NATO, guidata dagli Stati Uniti, di chiudere definitivamente la “porta aperta” all’adesione dell’Ucraina. Se un presidente americano avesse escluso in modo chiaro e affidabile tale possibilità, è quasi certo che i brutali combattimenti e le distruzioni viste dal febbraio 2022 non si sarebbero verificati.

L’Ucraina è stata, nelle parole di John Mearsheimer, “condotta per mano lungo il sentiero dell’illusione”. I suoi leader sono stati lusingati da false promesse, sin dal vertice di Bucarest del 2008, e il regime di Kiev è stato coinvolto in una guerra per procura per perseguire una miope e fallimentare strategia geopolitica americana di indebolimento della Russia. Questo è diventato evidente anche durante il vertice di Vilnius della NATO del luglio 2023, quando all’Ucraina è stato negato l’accesso all’Alleanza, senza nemmeno un piano per arrivarci, pur essendo stata costretta a continuare a combattere e a morire per gli interessi occidentali.

Il perdurare del conflitto e il ruolo ambiguo dell’Occidente

Nonostante il duro colpo inferto alle illusioni di Zelensky, non vi sono segni che gli Stati Uniti stiano cercando una trattativa realistica per porre fine al conflitto. Al contrario, Washington sembra determinata a prolungare il “disastro sanguinoso”, come dimostrato dal discorso di Biden in occasione dell’anniversario dello sbarco in Normandia, in cui ha ribadito che gli Stati Uniti “non si ritireranno” dalla guerra.

Piuttosto che iniziare un processo di pace, il ruolo dell’Occidente sembra consistere nell’armare l’Ucraina e spingere per ulteriori sacrifici. Questo si riflette anche nelle recenti iniziative come la riduzione dell’età minima di leva in Ucraina, con alcuni politici occidentali, come il senatore statunitense Lindsey Graham, che hanno addirittura chiesto soglie ancora più basse.

Sebbene la NATO abbia escluso l’invio di forze dirette in Ucraina, alcuni Paesi membri hanno già dispiegato piccoli contingenti di “consiglieri” e mercenari sul campo. Tuttavia, le loro perdite rimangono soggette a un silenzio mediatico complice da parte dell’Occidente.

In sintesi, il quadro che emerge è estremamente cinico: l’Occidente non lascerà entrare l’Ucraina nella NATO, nemmeno dopo il conflitto, e non dispiegherà le proprie forze in modo massiccio. Eppure, continuerà a incoraggiare l’Ucraina a combattere, segnalando a Mosca che Kiev rimarrà un proxy da armare e utilizzare anche nel futuro post-bellico, incentivando così la Russia a proseguire le ostilità.

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