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La fragilità nascosta dell’era digitale

rischio della digitalizzazione

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Vi sentite sicuri affidando la vostra vita al digitale?

Nell’ultimo decennio, abbiamo assistito a una rapida digitalizzazione di quasi ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

Dai concessionari d’auto ai sistemi bancari, dalle biblioteche personali alle comunicazioni professionali, il mondo digitale ha promesso efficienza, convenienza e progresso.

Tuttavia, recenti eventi hanno messo in luce una verità scomoda: la nostra dipendenza dalla tecnologia digitale potrebbe averci resi più vulnerabili di quanto pensiamo.

Ecco un esempio di ciò che può accadere:

Un esempio lampante si è verificato la scorsa settimana, quando un attacco informatico ha paralizzato numerosi concessionari d’auto negli Stati Uniti.

Il software della società CDK, cruciale per l’intero processo di vendita e gestione, è stato disabilitato, costringendo i rivenditori a tornare temporaneamente ai metodi cartacei.

Questo incidente non solo ha evidenziato la fragilità dei sistemi digitalizzati, ma ha anche sollevato domande sulla nostra capacità di gestire interruzioni su larga scala.

Il problema è mondiale:

La rivoluzione tecnologica, iniziata circa trent’anni fa, si è evoluta in modo sempre più centralizzato.

Oggi, intere industrie dipendono da reti elettriche spesso obsolete e da software centralizzati.

Questa struttura rende l’intero sistema vulnerabile: se qualcosa va storto, l’effetto domino può essere devastante.

Come vivevamo prima dell’era digitale?

Confrontando questa situazione con il mondo analogico pre-digitale, emergono differenze significative.

Il vecchio sistema, pur con i suoi limiti, era più durevole, fisicamente ancorato e gestibile dall’uomo.

La transizione al digitale, pur portando innumerevoli vantaggi, ha introdotto una fragilità sistemica che stiamo solo ora iniziando a comprendere.

La vulnerabilità di internet tocca ognuno di noi.

Questa vulnerabilità non si limita ai grandi sistemi, ma tocca anche la vita quotidiana degli individui.

Un esempio personale illustra bene questo punto: un amico ha recentemente vissuto il collasso simultaneo del suo iPad e del suo laptop, ritrovandosi improvvisamente con accesso limitato ai suoi dati e strumenti di lavoro.

Provate a pensare come stareste se accadesse a voi.

La risoluzione di tali problemi spesso comporta spese impreviste e tempi d’attesa considerevoli, senza contare le difficoltà nel recuperare dati da sistemi cloud che sono essi stessi vulnerabili a violazioni.

Internet non è “per sempre”!

Un altro aspetto preoccupante riguarda la durabilità delle informazioni digitali.

Contrariamente alla credenza popolare che “Internet sia per sempre”, stiamo assistendo a una rapida erosione dei contenuti online.

Link e siti web che erano fondamentali solo pochi anni fa sono scomparsi, rendendo impossibile la verifica di fonti e citazioni.

Paradossalmente, oggi è più facile reperire un articolo degli anni ’20 o ’30 del secolo scorso che un pezzo pubblicato online nel 1995.

Internet non è soltanto “social”!

Questa natura effimera del digitale si estende anche al lavoro professionale.

Interi archivi di articoli e libri possono svanire nel nulla quando aziende o piattaforme cessano di esistere o cambiano proprietà.

L’esperienza personale dell’autore, che ha visto vaporizzarsi due anni del suo lavoro a causa della chiusura di un’azienda, non è un caso isolato ma riflette una tendenza più ampia.

E “Archive.org”?

Sebbene esistano iniziative come Archive.org per preservare i contenuti web, questi sforzi sono limitati e non possono compensare la vastità di ciò che viene perso quotidianamente.

La facilità con cui possiamo pubblicare e distribuire informazioni online ha un prezzo nascosto: la potenziale perdita permanente di conoscenze e cultura.

La transizione dalle biblioteche fisiche ai lettori digitali, inizialmente vista come un passo verso la modernità e la comodità, ora rivela i suoi lati oscuri.

E se…

L’accesso al sapere è diventato contingente, dipendente da sistemi centralizzati che possono scomparire o diventare inaccessibili in un attimo.

Questa fragilità digitale si estende ben oltre la sfera dell’informazione.

Interi settori economici – dalla vendita di automobili alla gestione immobiliare, dai servizi di consegna ai sistemi bancari – dipendono da infrastrutture digitali vulnerabili.

Cosa può accadere?

La minaccia di hacking o malfunzionamenti su larga scala non è più uno scenario da fantascienza, ma una possibilità concreta che potrebbe paralizzare intere economie.

Mentre molti temono eventi catastrofici come i brillamenti solari che potrebbero distruggere Internet, la realtà è che minacce più immediate e sottili sono già presenti.

La sicurezza dei nostri sistemi digitalizzati è spesso più precaria di quanto vorremmo ammettere, e le ridondanze promesse potrebbero rivelarsi insufficienti in caso di crisi reale.

Siamo tutti a rischio?

In questo scenario, chi potrebbe trovarsi in vantaggio?

Paradossalmente, potrebbero essere le comunità che hanno mantenuto un legame più stretto con i metodi tradizionali: gli Amish, i Mennoniti, le piccole aziende agricole familiari e altre realtà rurali che non hanno mai abbracciato completamente la rivoluzione digitale.

Guardando al futuro, è importante riflettere criticamente sulla direzione che abbiamo intrapreso.

La digitalizzazione ha portato innegabili progressi, ma forse abbiamo sottovalutato l’importanza di mantenere sistemi più resilienti e riparabili dall’uomo.

La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la necessità di sistemi robusti e affidabili.

Quindi?

In conclusione, mentre continuiamo a godere dei benefici dell’era digitale, è fondamentale rimanere consapevoli delle sue fragilità intrinseche.

Dobbiamo lavorare per costruire sistemi più resilienti, preservare la conoscenza in forme più durature e mantenere vive le competenze necessarie per gestire un mondo meno digitalizzato.

Solo così potremo navigare con sicurezza le acque incerte del futuro tecnologico.

Di questi argomenti abbiamo parlato anche qui:
https://giornalismolibero.com/globalisti-8-segnali-del-loro-rapido-avanzare-verso-lidentificazione-digitale-e-il-controllo-globale/
https://giornalismolibero.com/limpatto-delleuro-digitale-sulla-societa-liberta-individuale-e-controllo-finanziario/
https://giornalismolibero.com/il-controllo-digitale-sui-corpi-umani-il-brevetto-wo-060606/
https://giornalismolibero.com/la-nuova-legge-indiana-sulla-protezione-dei-dati-come-regola-i-giganti-tecnologici-e-perche-desta-preoccupazione/
E questo è un recente articolo di Wired:
https://www.wired.it/article/tecnologie-digitali-rischi-futuro-esperti-studio/

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