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Copertina: Stalin? Ha perso, anche se ha vinto
Stalin. Ha perso, anche se ha vinto

Ecco perché non ce la faremo

Favelas

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La situazione che si sta determinando in questi ultimi giorni è, a dir poco, catastrofica, e resa ancor più perversa e pericolosa dal fatto che TUTTI i nostri politici sapevano da lungo tempo quello che stava per accadere, e non hanno fatto assolutamente nulla per evitare la catastrofe che, a breve, ci travolgerà.

L’unica azione che è stata messa in campo dal governo di Draghi, ma che è pari alla classica “goccia nel mare”, è il secondo decreto aiuti, con il quale hanno cercato di porre un limitato rimedio alla roulette russa sulla quale sta viaggiando, ormai da mesi, il prezzo del gas, guidato sia da speculazioni di tipo finanziario che dagli eventi politico-guerreschi dell’est Europa.

A prescindere dal fatto che un personaggio come Draghi, il quale dovrebbe essere ben addentro alle dinamiche finanziarie ed economiche che regolano l’andamento delle materie prime e, sopratutto, dei colossi che si muovono dietro alla speculazione, che sia a puro spirito finanziario, piuttosto che con risvolti politici, avrebbe avuto l’obbligo morale di intervenire ben prima di oggi, al fine di placare o rimediare alla tempesta perfetta che si sta per abbattere su di noi, resta il fatto ineluttabile che, ormai, è troppo tardi.

Facendo un quadro della situazione corrente, bisogna ricordare che tutta l’Europa è sostanzialmente dipendente dalle forniture di gas Russo e, di conseguenza, con l’avvio della guerra con l’Ucraina, con le successive sanzioni economiche messe in campo da un potere europeo assolutamente cieco e autolesionista, si è trovata a dover fare le corse per trovare dei fornitori alternativi, in sostituzione dell’ormai persa Russia.

In seconda battuta, fenomeno direttamente correlato al primo, bisogna tener presente che gli speculatori finanziari, in buona sostanza se ne fregano se l’Europa – intesa come la somma di tutti i cittadini – soffre e non ce la fa, se le aziende chiudono perché non riescono a reggere l’aumento decuplo delle proprie bollette o se i governi tentano di inventarsi delle improbabili contromisure, come il “risparmio energetico” su base volontaria.

L’importante, per loro, è di potersi riempire le tasche e, la sera, vedere i propri account finanziari gonfiati a dismisura, con cifre sempre più alte.

Essendo abbastanza addentro al mercato sia azionario che finanziario generale, da diversi anni, vi faccio un esempio molto semplice:

Mettiamo che il signor Rossi, esperto operatore di borsa e di titoli azionari, nonché di operazioni finanziarie attraverso la compra vendita di materie prime, già verso la fine dell’anno scorso aveva subodorato dei movimenti molto “strani” e precursori di quanto sta succedendo oggi.

Di conseguenza, messosi in allarme con tutti i suoi “fondi” resi disponibili al bisogno, ha atteso di vedere cosa succedeva sul mercato finanziario globale e, appena è partita l’invasione dell’Ucraina, si è gettato a capofitto nell’acquisto di energia elettrica, petrolio e gas.

Sappiate che, in questo mondo molto strano della finanza, sulle piattaforme dedicate, dove si può comperare e vendere titoli azionari, materie prime, cryptovalute e tutto quello che ha un “valore economico”, si può lavorare in diversi modi.

O si compera un determinato prodotto a 10 e lo si rivende a 20, guadagnandoci 10 – molto semplice – o si può anche lavorare “in leva”, ovvero scommettere su un determinato prodotto, sia che cresca, sia che cali nel tempo.

Se, ad esempio, io compero 10.000 € di un’azione “in leva” 10, ciò vuol dire che posso arrivare a guadagnare, se quella determinata azione sale, come ho previsto, fino a dieci volte quanto ho investito nell’operazione.

Per cui potete ben immaginare quanto un investitore tradizionale possa aver guadagnato in questi ultimi 6 mesi di tempo, considerando che il prezzo del gas, alla fine del 2019, era di 16 € a megawattora, e nel gennaio di quest’anno superava di poco i 100 € a megawattora.

Con un investimento di anche solo 1 milione di € in leva 10 o, peggio ancora, in leva 100 – alle volte c’è chi rischia con leve ben maggiori, arrivando fino a “leva 500” – e calcolando una partenza dell’investimento da 100 € a megawattora fino ad arrivare ad oggi, che è stato quotato poco sopra i 300 € a megawattora, si può ben immaginare che il guadagno si possa aggirare intorno alle 20 o 30 volte l’investimento iniziale, cioè partendo da 1 milione se ne ottengono 20 o 30.

Allora, la domanda retorica che mi faccio, e rivolgo a tutti quanti, è se pensate veramente che queste persone si interessino minimamente a quanto succede ai loro consimili o si preoccupino che, anche con le loro azioni, l’intera nazione potrebbe andare a gambe all’aria?

Ritornando alla situazione attuale, va detto che, anche in virtù delle prossime elezioni, che fatalmente porteranno via del tempo alla risoluzione di questi problemi – come ho già detto, in ogni caso è troppo tardi – e, prima che si insedi il nuovo governo eletto, le soluzioni che ci si presentano per uscire da questo infinito baratro, nel quale stiamo precipitando, sono molto poche e ci trovano, in ogni caso, impreparati, per diversi motivi che cercherò di spiegare.

Per superare l’inverno tranquillamente, dovremmo avere gli “stoccaggi” di gas pieni al 95%, con, ovviamente, garantito il flusso costante delle forniture e, attualmente, ce li abbiamo pieni – a quanto ci dice il governo – solo all’80%, per cui ci manca ancora uno sforzo per garantirci, per lo meno, la transizione dell’inverno.

Nonostante gli infiniti viaggi fatti dal ridicolo Di Maio come ministro degli Esteri per la ricerca di nuove forniture di gas, abbiamo si stretto alcuni accordi commerciali con diverse nazioni, ma sono dei palliativi, in quanto il gas che ci verrà venduto, oltre ad essere di cattiva qualità (non entro nei dettagli tecnici, altrimenti mi ci vorrebbero diversi libri per spiegare il tutto), hanno la sgradita condizione di essere in forma liquida, per cui necessiterebbero di appositi impianti di rigassificazione, impianti sui quali, appunto, oggi si sta discutendo aspramente a livello politico.

Attualmente abbiamo a disposizione 3 rigassificatori, posizionati ripettivamente a Panigaglia, a Livorno e a Porto Viro, e hanno una capacità di rigassificazione totale di circa 16 miliardi di metri cubi di G.N.L. all’anno, pari a circa il 20% del nostro fabbisogno dalla Russia.

Nei piani del governo c’è l’implementazione del nostro potenziale di rigassificazione con altri due impianti: uno a Piombino e uno a Ravenna, ma che entreranno in funzione a pieno regime, se tutto va bene (cosa molto difficile, in Italia) non prima della prossima estate e, sicuramente, non ci renderanno autonomi dal punto di vista della disponibilità di gas.

Come al solito, noi siamo quelli bravi a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati!

Sul versante fisico della guerra in atto fra Russia ed Ucraina, va considerato che, con estrema probabilità, ed a meno che non ci siano degli interventi “diretti” o degli U.S.A. o dell’Unione Europea (cosa che scatenerebbe la terza guerra mondiale), lo scenario continuerà a presentarsi praticamente identico, come minimo, per tutto questo corrente anno e, con molta probabilità, anche per tutto il 2023, con le conseguenze, estremamente facili da prevedere, in relazione alle materie prime, quali l’energia elettrica, il gas e il petrolio che vengono forniti – per ora – dalla Russia, che registreranno, senza alcun dubbio, ulteriori feroci aumenti, arrivando – mia personale previsione – a sfondare il muro dei 500 € a megawattora entro la fine di quest’anno.

Se ciò si avverasse, con facilità si potranno osservare degli effetti devastanti sull’intera economia Italiana, poiché le bollette, già ad oggi decuplicate rispetto al 2019, potrebbero aumentare ulteriormente fino a 5/10 volte le attuali, dando il colpo di grazia alla nostra economia e creando degli effetti perversi nell’intera società molto difficili da prevedere e, sopratutto, da controllare.

Con uno scenario simile – sperando vivamente di sbagliarmi – il governo sarebbe costretto a dichiarare il “default” e a rivolgersi all’Unione Europea in qualità di fonte primaria di finanza per poter sopravvivere.

E sarà la fine, poiché faremo la stessa fine della Grecia di 12 anni fa.

E tutto questo perché? Solo perché abbiamo silentemente accettato di farci defraudare della nostra sovranità monetaria, con la quale, in un simile frangente, avremmo potuto stampare denaro “ad libitum” per poter far fronte alla catastrofe, riservandoci di rimettere la finanza a posto una volta passata la bufera.

Come si può ben vedere una volta di più, l’unica soluzione che abbiamo per affrancarci da questo e da molti altri problemi, è quella di uscire definitivamente dall’Europa, dall’unione monetaria e di riappropriarci della nostra moneta nazionale.

Ovviamente, cambiando in meglio i nostri politici.

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