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Stalin. Ha perso, anche se ha vinto
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Che bello fare il quaquaraquá

Mattia Santori

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Che in Italia e sopratutto in politica ci fossero una caterva ci quaquaraqua’ era ormai un dato di fatto, ma mi si perdonera’ se, ogni qualvolta uno di loro sale alla ribalta, personalmente mi domandi sempre come si puo’ barattare la propria dignita’ e integrita’ morale, con uno strapuntino, per quanto possa essere ben pagato.

Se dovessi citare tutti i nomi e i casi di quaquaraqquismo degli ultimi dieci anni non penso che mi basterebbero 4 o 5 pagine di giornale, per cui ricordero’ solo alcuni fra i piu’ eclatanti casi di questo modo di essere del maschio Italico.

Tutti ricorderanno il pittoresco Senatore Razzi che apertamente diceva alle telecamere dei giornalisti, quasi a vantarsi di un simile atteggiamento, che lui tanto prendeva una  valanga di soldi alla faccia di tutti coloro che credevano nell’ideale politico.

I piu’ celebri e, anche a parer mio, i piu’ indecenti dell’ultima legislatura sono in ordine sparso, i vari Giuseppi, che affermava risoluto davanti alle telecamere che una volta finita l’esperienza di governo – del primo governo da lui presieduto – la sua avventura politica sarebbe finita e sarebbe tornato a fare l’avvocato anonimo di provinica che era, prima di essere stato pescato dalla ruota della fortuna.

Forse si e’ reso conto che, cosi’ facendo , avrebbe dovuto passare il resto della sua vita fra tribunali e carte bollate per difendersi dagli oltre 200 procedimenti che pendono sopra alla sua testa e, quindi, ha ben valutato di farsi eleggere da qualche parte per poter godere dell’immunita’ parlamentare.

Il secondo caso veramente sconcertante e che a me veramente mette dentro l’anima una desolazione infinita, otre a un personale ribrezzo e repulsione verso una persona cosi’ smaccatamente bugiarda, e’ il caso di Renzi che a telecamere riunite sosteneva con forza che, in caso di sconfitta al referendum, non solo si sarebbe dimesso da tutte le cariche, ma avrebbe realmente smesso di fare politica.

Tutti sanno come e’ andata a finire per il primo e il secondo.

Ma la cosa che mi lascia ancora piu’ trasecolato e’ la notizia di questi giorni che ci parla del pesciolino fuor d’acqua, al secolo Santori, leader(!?!) delle sardine sott’olio, di candidarsi nelle liste del Pd nella circoscrizione di Bologna.

Cioe’, fatemi capire, dopo aver sostenuto a spada tratta il concetto che “loro” erano un movimento spontaneo nato apposta per combattere il sistema e la partitocrazia, dopo aver sostenuto con calore quasi credibile – quasi – che “loro” non volevano etichette e non gradivano essere inquadrati come forza di sinistra, centro o destra e che, anzi, aborrivano tutto quello che derivava dalla politica classica, ora ti candidi nelle liste del Pd, tanto per avere una “cadrega” sulla quale depositare le tue sacre terga?

Non solo, personalmente, un simile atteggiamento mi fa ribrezzo, rasentando lo schifo assoluto, ma ritengo che cosi’ facendo, sì, potrai guadagnare dei bei soldi – rubati a noi – nel caso di elezioni alla camera, ma sicuramente non avrai piu’ un briciolo di credibilita’, sia politica che umana, in qualsiasi contesto tu voglia operare.

Purtroppo, memore dei casi sopracitati, sono assolutamente convinto che ci saranno una gran numero di “belanti pecore” che elargiranno loro voto, convinte che questo “pulcioso” cane pastore lo fa solo per il loro bene e che, finalmente, avranno voce anche loro nel contesto politico nazionale.

D’altra parte, questo e’ il paese dove le piu’ alte discussioni che si sentono in giro per i bar o altri ameni luoghi, vertono come massimo su chi e’ il vincitore del Grande Fratello e dell’isola dei Famosi o, come massima espressione, qualche dissertazione sui recenti giochi olimpici.

Per non dimenticarsi dell’immarcescibile calcio, che e’ il vero motore dell’interesse nazional – pecoresco. 

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